Il modello 231 presidio di legalità e utilità sociale dell’impresa

L’utilità per una azienda della scelta di adottare un modello 231 

Tutte le più rilevanti imprese italiane hanno adottato un modello di orgazazione per prevenire i reati senza attendere un provvedimento legislativo che lo rendesse obbligatorio. La sensibilità verso queste forme di tutela ha subìto di recente una forte accelerazione e, prima ancora del perseguimento di benefici immediati, le società che vogliono tutelare il prestigio del proprio marchio hanno capito la necessità di diffondere e affermare una cultura organizzativa orientata alla compliance e al rispetto dei principi dell’ordinamento.

Tutte le più rilevanti imprese italiane hanno adottato un modello di organizzazione per prevenire i reati senza attendere un provvedimento legislativo che lo rendesse obbligatorio. La sensibilità verso queste forme di tutela ha subìto di recente una forte accelerazione e, prima ancora del perseguimento di benefici immediati, le società che vogliono tutelare il prestigio del proprio marchio hanno capito la necessità di diffondere e affermare una cultura organizzativa orientata alla compliance e al rispetto dei principi dell’ordinamento.   La elaborazione del modello ha la precisa finalità di garantire l’amministratore unico o il CdA dalla attribuzione di reati per omesso controllo, mancata predisposizione di mezzi o di organizzazione della società; ciò avverrà mediante un colloquio con l’amministratore per evidenziare profili criticità della azienda e garantendo l’adozione di procedure di controllo per evitare la commissione dei reati.  Il vantaggio si riflette sulla società per il maggiore livello di affidabilità nelle transazioni commerciali o nell’affidamento di appalti pubblici.

Come scegliere un modello 231 affidabile, i requisiti da valutare 

La giurisprudenza di legittimità nelle rare sentenze sul punto fornisce i seguenti criteri: «nel valutare l’adeguatezza del modello organizzativo, il giudice non potrà adottare, come parametri di valutazione, suoi personali convincimenti o sue soggettive opinioni, ma dovrà fare riferimento – com’è ovvio – alle direttrici generali dell’ordinamento (e in primis a quelle costituzionali: cfr. art. 41. comma 3, Cost.), ai principi della logica e ai portati della consolidata esperienza »  (cfr. Cass. pen., 27 settembre 2016, n. 2359).  La stesura del modello, pertanto, non seguirà una modalità standard di elaborazione che – di sovente – perviene ad una analisi dei possibili reati astratta e non commisurata ai reali pericoli nello svolgimento dell’attività; si dovrà procededere, invece, all’individuazione delle attività nel cui ambito possono essere commessi reati (risk mapping), dovrà essere suggerita l’adozione di specifici protocolli al fine di procedimentalizzare i processi decisionali e produttivi dell’ente e le modalità di gestione delle risorse finanziarie, e dovranno essere previsti obblighi di comunicazione e informazione costante verso l’Organismo di Vigilanza, introducendo un efficace sistema sanzionatorio.

Attività destinata alla prima adozione del modello organizzativo

Per la redazione di un efficace modello organizzativo occorre partire, innanzitutto da una attenta attività di intervista che coinvolga i soggetti chiave dei processi esistenti nell’Organizzazione;  analizzando la storia dell’azienda, ed individuando i possibili reati che possono essere commessi dai soggetti in posizione apicale, e/o dai soggetti connessi all’ente, e in quali funzioni.

La normativa di riferimento individua numerose fattispecie che possono dar luogo alla responsabilità amministrativa dell’ente nascente dal reato; dopo aver analizzato l’organizzazione aziendale, pertanto, sarà necessario individuare all’interno dell’elenco di cui agli artt. 24 e ss. del d.lgs 231/01, quelle fattispecie la cui violazione possa essere ritenuta a rischio. Dopo aver analizzato l’organizzazione dei processi aziendali ed in seguito alla valutazione delle fattispecie di reato ritenute sensibili, verranno individuate le singole aree di intervento verificando l’esistenza di procedure/protocolli aziendali adeguati ed efficaci. 

Adozione del Codice di Comportamento e formazione del personale interessato dall’adeguamento del modello organizzativo

La sola redazione del modello organizzazivo non è sufficiente, occorre anche individuare un sistema disciplinare (riportante i principi base del CCNL applicato e le altre regole sanzionatorie a carico dei soggetti che collaborano senza essere dipendenti ecc.); preparare lo Statuto ed ogni altro adempimento necessario alla costituzione dell’Organismo di Vigilanza (ODV); suggerire metodi per prevenire i comportamenti non voluti o l’adempimento degli obblighi normativi in materia di sicurezza (funzionamento organo di vigilanza, attività di audit, mirata al controllo del rispetto delle procedure aziendale). Il modello, inoltre, dovrà essere aggiornato annualmente o, in ogni caso, al verificarsi di mutamenti organizzativi o normativi .