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Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Procedure alternative per la separazione ed il divorzio

Nell’ordinamento italiano, il matrimonio viene disciplinato nel Libro Primo del Codice Civile (“Delle persone e della famiglia” articoli da 1 a 455).
L’art. 149 c.c. prevede che il matrimonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge. Il successivo art. 150 ammette la separazione personale dei coniugi che può essere giudiziale o consensuale. Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l’omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi, in entrambi i casi è comunque previsto l’intervento del Tribunale.

Il decreto legge 132/2014, convertito in legge 162/2014, ha introdotto nel nostro ordinamento altre due possibilità per la separazione o il divorzio  senza ricorrere in Tribunale. Si tratta della negoziazione assistita da avvocati(art. 6) e dell’accordo di separazione dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune (art. 12).

Il discrimine tra le due ipotesi è la presenza o meno di figli minorenni, maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave.
Nella prima ipotesi, il coniuge che intende separarsi senza ricorrere in Tribunale si rivolge ad un avvocato che procede ad invitare, mediante lettera raccomandata a.r., l’altro coniuge sottoscrivere, con l’assistenza di un avvocato, un accordo di separazione, con l’avvertenza che in caso di mancata risposta entro 30 giorni, questo comportamento potrebbe essere valutato negativamente da parte del Giudice.

E’ importante sottolineare che ricorrere alla negoziazione non è un obbligo, ma solo una facoltà data ai coniugi, che comunque possono sempre ricorrere in Tribunale.
Qualora anche l’altro coniuge, sia disposto alla separazione o al divorzio ed accetti l’invito, nomina il proprio avvocato, ed inizia così la procedura.
Questa fase, è molto importante e va sottolineata  la delicatezza e la responsabilità che ricade in capo agli avvocati che devono garantire l’equità del procedimento e la tutela effettiva di entrambi i coniugi. Pertanto, essi dovranno impegnarsi al fine di tentare ogni mediazione e conciliazione possibile, nell’interesse superiore della famiglia. Entrambi i difensori, dovranno, infatti, avvisare le parti della possibilità di esperire la mediazione familiare, e qualora ci siano figli, soprattutto se minorenni, dovranno agire nel loro esclusivo interesse, ricordando ad entrambi i genitori che essi sono e saranno sempre i loro genitori, ed in quanto tali dovranno essere sempre presenti in egual misura nella loro vita adempiendo ad ogni dovere. Inoltre, è onere degli avvocati dichiarare sotto la propria responsabilità che gli accordi non sono contrari a norme imperative di legge e all’ordine pubblico, ossia che non sono presenti condizioni che ledano diritti considerati indisponibili. Altrettanto importante per gli avvocati è sincerarsi sulla circostanza che siano presenti i requisiti necessari per la negoziazione assistita, tant’è che poi va resa una dichiarazione in cui le parti affermano, sotto la propria responsabilità, di trovarsi nelle condizioni che consentono di avvalersi della negoziazione assistita.

Decisi e convenuti gli accordi si redige il relativo l’atto che, sottoscritto da tutte le parti (gli avvocati in questo caso autenticano le firme dei loro assistiti) dovrà essere trasmesso dagli avvocati entro 10 giorni al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente (che è quello nei cui circondario è situato il comune in cui le parti hanno contratto matrimonio o dove abbiano l’ultima residenza).

A questo punto l’iter si diversifica a seconda che i coniugi abbiano o meno figli minorenni, maggiorenni ma non autosufficienti, incapaci o portatori di handicap.
Nel primo caso, l’accordo è soggetto ad approvazione da parte del Procuratore della Repubblica, il quale è chiamato a sincerarsi che gli interessi dei figli siano stati tutelati. Qualora l’accordo ottenga l’autorizzazione, gli avvocati avranno 10 giorni per trasmettere il tutto all’Ufficiale di Stato Civile del comune presso il quale il matrimonio è stato trascritto. Qualora, invece, il Procuratore della Repubblica riterrà che l’accordo sia adeguato agli interessi dei figli, trasmetterà tutti gli atti al Presidente del Tribunale, il quale fisserà udienza di comparizione delle parti.
Nell’ipotesi in cui, invece, non vi siano figli, gli avvocati dovranno trasmettere l’accordo, sempre entro 10 giorni al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, il quale avrà l’onere di valutare se esista o meno qualche irregolarità, e qualora non esista nessun impedimento, comunicherà il suo Nulla Osta, che gli avvocati dovranno nel termine di 10 giorni trasmettere, unitamente a tutta la documentazione all’Ufficiale di Stato Civile del Comune dove il matrimonio è stato trascritto.

Un aspetto importante da sottolineare ed evidenziare è che l’accordo raggiunto a seguito di convenzione assistita, ha valenza giuridica, per cui produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali di separazione, divorzio e modifica delle condizioni di questi.
L’accordo deve essere, infine, trascritto a cura dell’Ufficiale dello Stato Civile ai sensi dell’art. 63 D.P.R. 396/2000, e annotato sia negli atti di nascita dei coniugi sia nell’atto di matrimonio.
Altro onere in capo agli avvocati, è quello di trasmettere copia dell’Accordo al Consiglio dell’Ordine ai fini del monitoraggio delle procedure e per la trasmissione dei dati al Ministero della giustizia.

La legge ha voluto responsabilizzare notevolmente i professionisti coinvolti, i quali sono anche soggetti a sanzione amministrativa qualora violino l’obbligo di trasmissione dell’accordo o del nulla osta.

Molto più snella e facile è invece la procedura prevista e disciplinata dall’art. 12 del decreto legge 132/2014, nell’ipotesi di separazione o divorzio o modifica dei patti di separazione o divorzio, tra coniugi senza figli.
In questo caso i coniugi, personalmente o con l’assistenza di un avvocato (facoltativa), possono recarsi presso il comune di residenza di uno di loro o il comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto per concludere innanzi al Sindaco quale Ufficiale dello Stato Civile, un accordo di separazione o di divorzio alle condizioni da loro stessi concordate.  
Naturalmente i patti non possono contenere norme di natura patrimoniale, e nel caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Sindaco convocherà i coniugi dinanzi a sé per la conferma dell’accordo e per gli adempimenti di legge. La mancata comparizione delle parti, infatti, equivale a mancata conferma dell’accordo che decade automaticamente. Anche l’accordo concluso innanzi all’Ufficiale dello Stato Civile produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali di separazione o divorzio.

Il fine dei nuovi istituti  è chiaramente quello di stimolare le parti al raggiungimento di una soluzione di separazione personale, cessazione degli effetti civili del matrimonio o scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o divorzio, senza adire l’autorità giudiziaria, affidando, da una parte il ruolo di negoziatore all’avvocato, dall’altra, in presenza di situazioni che non riguardino soggetti deboli da tutelare, come ad esempio i figli minori, coinvolgendo direttamente l’Ufficiale dello Stato Civile.

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