Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Trust



La parola trust è sempre piu diffusa negli ambienti economici e giuridici italiani.
In lingua inglese, essa significa “affidamento”. Ed e proprio sulla fiducia che si basa questo innovativo strumento di pianificazione patrimoniale di origine anglosassone, conosciuto in Italia solo da pochi anni, ma che ha vissuto, e sta vivendo tutt’ ora, un grandissimo sviluppo sulla scia delle infinite possibilità di utilizzo, anche nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Il trust è conosciuto ed utilizzato in Italia da quando il nostro Paese ha ratificato la Convenzione dell’Aja (art. 2 della L. 16.10.1989 n. 364).

Non è facile dare una definizione ufficiale e precisa di trust, in considerazione del fatto che saremmo costretti a tradurre il termine per se stesso, senza poterlo confrontare con altri istituti da noi conosciuti, poichè esso non ha affinità con nessuna tipologia adottata dal diritto civile italiano.
La Convenzione stessa tenta una definizione di trust, stabilendo che con tale termine debbano intendersi i rapporti giuridici istituiti da una persona con atto tra vivi o “mortis causa”, qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un “trustee” nell’interesse di un beneficiario oper un fine specifico.
Ed è proprio in questo aspetto che troviamo tutta la forza dell’istituto in questione: il trust è tale e vive di vita propria in quanto realizza una netta separazione tra il patrimonio del disponente (di colui, cioè, che dà vita al trust stesso) e quello dell’effettivo beneficiario e del trustee.
Negli ordinamenti di “common law”, in quegli ordinamenti cioè in cui le leggi non sono codificate ed il ruolo della giurisprudenza diviene fondamentale per stabilire il precedente che uniformerà i comportamenti futuri, il trust è uno strumento conosciuto da molte centinaia di anni.
Negli ordinamenti giuridici come quello italiano, dove ogni legge, ogni regolamento, ogni orientamento è ben formalizzato e codificato, questo non è mai stato possibile poichè i paesi come il nostro non ammettono lo sdoppiamento della proprieta dall’effettiva gestione dei beni (quella che gli inglesi chiamano “dual ownership”).

Il riconoscimento del trust da parte dell’Italia e la ratifica della Convenzione da parte del nostro ordinamento ha avuto lo scopo primario di incentivare gli investimenti dei non residenti in Italia, accettando una nozione generale di trust che peraltro era gia stata recepita con il riconoscimento delle Convenzioni di Bruxelles e di Roma e dei trattati contro le doppie imposizioni con gli Stati Uniti e con il Regno Unito che già facevano cenno a questo istituto.

Alla costituzione ed alla gestione del trust intervengono generalmente tre soggetti, ma si può avere un trust anche quando i soggetti coinvolti siano in numero inferiore (come nei trust di scopo, per esempio).
In alcune legislazioni questi tre soggetti possono anche coincidere: il settlor (disponente), che si spossessa dei propri beni e istituisce il trust attribuendo la proprietà degli stessi al trustee (gestore) che è la figura chiave di tutto lo strumento e che, oltre a divenire l’ effettivo proprietario, assume funzioni di gestione. Il trustee dispone dei beni secondo l’atto di trust, ma è comunque obbIigato a gestirli nell’interesse dei beneficiari individuati o dello scopo determinato dal settlor: in quest’ultimo caso si parlerà di “trust di scopo” (tipico I’esempio dei trusts di beneficenza; utilizzati per dare vita ad iniziative di carattere sociale, ove non vi è una categoria individuata nominativamente di beneficiari).
Il punto sostanziale che qualifica un trust è la piena separazione, rectius, segregazione, ed il totale distacco del patrimonio conferito dalla sfera giuridica del settlor per passare in piena proprietà al trustee. Ed è proprio su questo presupposto-effetto che si basano tutte le operazioni di tutela patrimoniale poste in essere nel mondo a mezzo trust. In quest’ottica, il trust si presta magnificamente a costituire ed a fornire garanzia patrimoniale di ottimo livello, poichè i beni in trust non saranno attaccabili da coloro che volessero soddisfarsene avanzando le loro pretese sugli stessi. Pur con le opportune precisazioni che saranno fatte in seguito, possiamo esemplificare dicendo che il patrimonio potrà essere messo al riparo da eventuali pretese di terzi cosi individuati:

L’art. 2 della Convenzione dell’Aja stabilisce che per Trust si intendonoi rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente (settlor), con atto tra vivi o mortis causa, qualora dei beni siano posti sotto il controllo di un Trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato.Tale definizione ha solo la funzione di indicare le caratteristiche comuni di figure di trust positivamente negli ordinamenti che lo prevedono. Poiché la Convenzione non contiene disposizioni sostanziali uniformi che abbiano come obiettivo quello di dare una definizione dell’Istituto, si è arrivati a definire il modello di trust che ne deriva come trust amorfo.

Ma, quali sono le caratteristiche essenziali di un trust?

I beni che formano oggetto di trust non sono in tal modo aggredibili dai creditori del Trustee e neppure da quelli del Disponente, in quanto costituiscono un patrimonio separato ovvero segregato.

Possono essere istituiti trust in Italia?

Dopo l’entrata in vigore della Convenzione dell’Aja sul mutuo riconoscimento e sulla legge regolatrice dei Trust, ciscun cittadino italiano può conferire i propri beni, anche se siti in Italia, in un trust retto da legge regolatrice straniera (es. inglese). L’Italia è infatti uno dei paesi firmatari della Convenzione ed è stato il primo paese di tradizione giuridica romanistica a ratificarla nel proprio ordinamento. Tra gli altri paesi firmatari ci sono il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, i Paesi Bassi, Malta, la Francia ed il Lussemburgo. Un trust istituito in Italia viene definito trust interno. “Trust interno” è un rapporto giuridico, rientrante sia nella nozione di “trust” accolta dalla Convenzione de L’Aja sia in quella (più restrittiva) del diritto inglese o di ordinamenti da esso derivati o ad esso ispiratisi, i cui elementi soggettivi ed oggettivi sono connessi al nostro territorio ed al nostro odinamento (quindi quando disponente, trustee e beneficiari sono Italiani) sebbene esso sia regolato da una legge straniera (Inglese o una di quelle emanate da ex colonie britanniche (sedi di centri finanziari internazionali), che gli attribuisce la qualifica di “trust”.

Quali sono i beni che si possono conferire in trust?

Tutti i beni mobili o immobili e tutti i diritti reali che appartengono a persone fisiche e/o a società (es. titolo di credito, conti bancari, somme di denaro, azioni, quote di società immobiliari, preziosi, opere d’arte, quote di fondi comuni d’investimento, immobili, autoveicoli, imbarcazioni, mobili ed arredi). In un Trust può entrare sia la piena proprietà sia la nuda proprietà di un bene. Le modalità di trasferimento al Trustee dipenderanno dalle caratteristiche dei diversi beni, il che richiede una valutazione attenta e particolareggiata di ciascuna singola situazione.

Per quali scopi può essere utilizzato un trust?

Il trust è uno strumento efficace e personalizzabile sulle esigenze del cliente, che permette di raggiungere molteplici finalità nell’ambito dell’amministrazione e protezione di patrimoni, nella soluzione di vicende successorie, nell’ambito aziendale e può offrire vantaggi di carattere fiscale.

Di seguito una breve sintesi dei casi per i quali viene utilizzato il trust.

Amministrazione e protezione del patrimonio familiare
Definizione in vita delle vicende successorie del proprio patrimonio personale e familiare, in modo più discreto, efficace e flessibile rispetto alle disposizioni testamentarie .Protezione di parti specifiche del patrimonio familiare e loro destinazione a qualche erede in particolare. Esempio: la casa al figlio minore, i beni finanziari alla figlia maggiore, i gioielli alla moglie ecc…Beni da destinare ad un figlio naturale o a persone estranee alla famiglia.
Gestione separata di una parte di patrimonio mobiliare, senza che questa possa essere coinvolta dalle vicende imprenditoriali o familiari del resto del patrimonio. Esempio: una gestione titoli da utilizzare dopo la cessazione dell’attività, ovvero destinata ad un erede in particolare.
Tutela di minori ed incapaci Esempio: il Trustee avrà il compito di provvedere al mantenimento e al sostentamento di “soggetti deboli”, grazie alla costituzione preventiva di un fondo patrimoniale da parte dei genitori o terzi soggetti.
Ambito professionale  
Separazione di somme detenute per conto dei clienti dal proprio patrimonio personale. Esempio: apertura di conti in trust da parte di professionisti, notai, avvocati, commercialisti.
Operazioni immobiliari, multi- proprietà, locazione di immobili, escrow account. Esempio: apertura di un conto corrente bancario vincolato in trust per svariate finalità (solitamente con scopi di garanzia in una transazione economica o all’interno di un contratto).
Costituzione di patrimoni di scopo, cioè di un fondo patrimoniale destinato al raggiungimento di specifici obiettivi. Esempio: si parla in questo caso di Purpose Trust o Trust di Scopo. Questi Trust hanno frequentemente un carattere umanitario e sono spesso definiti anche Charitable Trust: il patrimonio detenuto in Trust viene in tali casi devoluto in beneficenza ad enti, associazioni e organizzazioni.
Ambito aziendale
Garanzia di transazioni commerciali, prestiti obbligazionari, mutui e altre forme di finanziamento.  dal proprio patrimonio personale. Esempio: un Trust avente per oggetto un immobile può essere una garanzia migliore rispetto ad un’ipoteca sull’immobile, in termini di rapidità, efficacia ed economicità.
Assegnazione di ”stock options ” a dipendenti e manager. Esempio: un pacchetto di azioni dell’azienda di famiglia può essere mantenuto in un Trust, i cui beneficiari sono coloro che hanno realizzato determinati obiettivi aziendali; questo schema si presta anche a risolvere questioni di successione di padre in figlio in azienda.
Meccanismi di raggruppamento di voti più efficace dei sindacati di voto. Esempio: se i pacchetti azionari di diversi gruppi di proprietari sono conferiti in un Trust, anche solo per una specifica delibera assembleare, si ha un’unica manifestazione di volontà, più solida ed affidabile di un sindacato di voto; questa tecnica può essere d’aiuto in caso di conflitti tra diversi gruppi di azionisti, ovvero se c’è rischio di scalate.
Pianificazione della successione aziendale, operazioni societarie straordinarie. Esempio: passaggio generazionale dell’azienda di padre in figlio, riorganizzazione di gruppi societari tutelando gli interessi degli azionisti.

Lo Studio Bisconti Merendino da diversi anni si occupa di costituzione ed amministrazione di trust e ed è, pertanto, in grado di fornire ai clienti una specifica consulenza ed assistenza nell’ambito di questo istituto di origine anglosassone, ma sempre più utilizzato anche nel nostro Paese.