Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Vendita di prodotti finanziari: gravano sulla banca gli obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza

La problematica principale emersa nel contenzioso instauratosi negli ultimi anni tra risparmiatori ed istituti di credito è, indubbiamente, quella concernente le asimmetrie informative tra le parti contraenti.

L’intermediario, infatti, a differenza del risparmiatore, è il contraente in possesso di maggiori informazioni ed, in ogni caso, è colui che ha maggior possibilità di accesso alla conoscenza delle caratteristiche dei beni oggetto della trattativa.

E’, quindi, necessario che l’investitore, già nella fase precontrattuale, sia reso edotto, in modo completo ed esaustivo, di tutte le informazioni concernenti la singola operazione negoziale in modo tale da poter, così, porre rimedio alla sua naturale posizione di debolezza negoziale dovuta alla carenza informativa.

Al riguardo, un ruolo centrale è, indubbiamente, rivestito dall’art. 21 d.lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998 (Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria – TUIF), in virtù del quale nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono:

«a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati».

Già da una semplice lettura della norma, si evince che il legislatore non ha specificato quali siano le informazioni da acquisire e da rendere, identificando generalmente le prime in quelle ‘necessarie’ e le seconde in quelle ‘adeguate’.

Al di là di tali osservazioni, è indubbio che l’art. 21 riprende il principio generale sotteso allo svolgimento di ogni attività giuridicamente rilevante, vale a dire quello di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, soprattutto nella fase informativa, intesa in senso ampio in modo tale, cioè, da poterle adoperare nei singoli casi di specie adattandoli al profilo del risparmiatore ed alle caratteristiche dell’investimento.

Data, quindi, questa sua caratteristica di norma dal contenuto generale, l’art. 21 deve essere letto in combinato disposto con le norme contenute nel regolamento Consob Intermediari, Libro III, parte II, titolo I, Capo I, n. 11522/98 il quale ha esplicitato i principi contenuti nel TUIF.

Più in particolare, l’art. 26 Reg. Consob prevede la c.d. know you merchandise rule, imponendo agli operatori di acquisire una conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi nonché dei prodotti diversi dai servizi di investimento, propri o di terzi, da essi stessi offerti, adeguata al tipo di prestazione da fornire.

Importanza fondamentale riveste anche il successivo art. 28, comma 1, che prevede la c.d. know your customer rule, per il quale gli intermediari e le banche hanno l’obbligo di consegnare all’investitore il documento informativo sui rischi generali e, prima della stipula del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dell’inizio della prestazione di tali servizi e di quelli a questi collegati, devono: chiedere al risparmiatore notizie sulla sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio. L’eventuale rifiuto di fornire le stesse deve risultare dal contratto di cui al successivo art. 30, ovvero da apposita dichiarazione sottoscritta dall’investitore.

L’art. 28, comma 3, del citato Regolamento Consob impone, poi, alle Banche di informare subito e per iscritto l’investitore appena le operazioni in strumenti (derivati e in warrant), ma anche azioni e obbligazioni, da lui disposte abbiano subito una perdita, effettiva o potenziale, pari o superiore al 30%.

In virtù dell’art. 29 dello stesso Regolamento, infine, il quale prevede la c.d. suitability rule, le Banche e gli intermediari devono astenersi dall’effettuare operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensioni – con o per conto degli investitori – e devono tempestivamente informare l’investitore di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione (cfr. art. 29 Reg. Consob n. 11522/98). Devono rilasciare, per gli ordini e le revoche dei medesimi ricevuti presso la sede o le dipendenze, un’attestazione cartacea contenente il nome dell’investitore, l’orario e la data di ricevimento dell’ordine; nonché tutti gli elementi essenziali dello stesso e le eventuali istruzioni accessorie (cfr. art. 60 Reg. Consob11522/98). Devono, altresì, trasmettere agli investitori, entro sette giorni lavorativi successivi, la nota informativa dell’operazione effettuata (cfr. art. 61 Reg. Consob n. 11522/98). E, infine, prima di eseguire l’ordine per conto proprio, cioè movimentando il proprio portafoglio, le banche e gli intermediari sono tenute ad informare il cliente sulle condizioni di esecuzione, senza poter percepire alcuna commissione.

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