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Responsabilità medica e polizze assicurative: legittimità della clausola claims made

Le clausole claims made pongono una regolamentazione del contratto di assciurazione per la responsabilità civile derogatoria rispetto a quella di cui all’art. 1817 cc, 1° comma a mente del quale tale contratto copre i rischi relativi ai fatti che si verificano durante il periodo di esplicazione degli effetti della polizza assicurativa, a prescindere, dunque, dalla dislocazione temporale della richiesta risarcitoria che può sopravvenire anche a distanza di tempo.

La clausola claims made pura stabilisce, invece, che il contratto assicurativo copra i rischi relativi a tutte le richieste di risarcimento che pervengono durante il periodo di vigenza della polizza a prescindere dalla data della verificazione dell’evento produttivo di danno. In tale versione pura, secondo il Giudice del tribunale meneghino, la clausola è valida, non rende il contratto atipico e non è neppure vessatoria potendo, al contrario, rispondere meglio alle esigenze di volta in volta cangianti dell’assicurato.

La Corte di Appello di Roma Sezione II con la sentenza n. 312 del 18 gennaio 2012 ha stabilito che la clausola claims made concorre semplicemente alla determinazione dell’oggetto del contratto senza per questo influire sulla limitazione della responsabilità dell’assicuratore, pertanto le stesse non sarebbero né nulle (come già pacificamente dedotto in altre pronunce della giurisprudenza di legittimità e di merito), né vessatorie.

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