Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Nuove regole in tema di responsabilità medica e sanitaria

Con la Legge 8 marzo 2017 n. 24 vengono stabilite le nuove regole in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. La legge prevede una maggiore tutela per i professionisti in ambito sanitario (medici e paramedici) e, al contempo, nuovi meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento da parte dei cittadini danneggiati da un errore sanitario.

Queste le novità più importanti.

Diventa obbligatoria la copertura assicurativa  per tutte le strutture sanitarie pubbliche e private e per tutti i liberi professionisti.

Dal lato dei pazienti, poi, sono state previste nuove misure, come quella riguardante la trasparenza dei dati: le strutture sanitarie saranno tenute a fornire ai pazienti la documentazione clinica da loro richiesta entro sette giorni.

Viene stabilito l’obbligo per gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle loro attività, di attenersi, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida che dovranno essere elaborate non solo dalle  società scientifiche accreditate ma anche dagli  enti di ricerca pubblici e privati e dagli ordini professionali. La responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria per colpa grave sarà esclusa se il professionista nello svolgimento dell’attività avrà rispettato le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge. In questo modo il legislatore prevede di superare il fenomeno della medicina difensiva negativa, ossia l’atteggiamento del medico teso ad omettere le cure troppo incisive, ancorché necessarie, per il proprio paziente in quanto: potenzialmente soggette a rischio di responsabilità professionale medica, pure di tipo penale, in caso di danno nonché il fenomeno della medicina difensiva positiva cioè  la prescrizione medica di trattamenti non necessari ai danni del paziente, con quindi un ingiustificato aumento dei costi ai danni del sistema sanitario nazionale.

Per quanto riguarda la responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria la legge prevede che la struttura sanitaria o socio-sanitaria pubblica o privata che nell’adempimento della propria obbligazione si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e anche se non dipendenti dalla struttura, risponde delle loro condotte dolose e colpose ai sensi degli articoli 1218 (Responsabilità del debitore) e 1228 (Responsabilità per fatto degli ausiliari) del codice civile. Tale disposizione si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il S.S.N.. La responsabilità della struttura sanitaria continuerà ad essere contrattuale,  con onere della prova liberatoria a carico della struttura stessa e termine di prescrizione di dieci anni.

L’esercente la professione sanitaria, invece, risponderà ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, quindi, contrariamente a quanto avveniva in precedenza, l’onere della prova della responsabilità sarà a carico del paziente danneggiato, e la prescrizione sarà di cinque anni, salvo che il professionista abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente.

Nella determinazione del risarcimento del danno il giudice terrà conto della condotta dell’esercente la professione sanitaria e quindi del rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle raccomandazioni previste dalle linee.

Quanto alle modalità di risarcimento del danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o socio sanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria viene prevista la sua liquidazione sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 (Danno biologico per lesioni di non lieve entità) e 139 (Danno biologico per lesioni di lieve entità) del codice delle assicurazioni private (D.Lgs n. 209/2005).

Per ridurre il contenzioso per i procedimenti di risarcimento da responsabilità sanitaria  sarà obbligatorio un tentativo di conciliazione da espletare, da chi intende esercitare in giudizio un’azione risarcitoria, mediante  il ricorso (presso il giudice civile competente) alla consulenza tecnica preventiva prevista dall’art. 696-bis c.p.c..

L’azione giudiziale potrà essere intrapresa direttamente contro la compagnia che ha assicurato per la responsabilità civile la struttura o il professionista, ma solo se la conciliazione non è riuscito o il relativo procedimento non si è concluso entro il termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso. La mancata partecipazione delle parti (comprese le assicurazioni) al procedimento di consulenza tecnica preventiva obbliga il giudice a condannarle, con il provvedimento che definisce il giudizio, al pagamento delle spese di consulenza e di lite, a prescindere dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.

Condivi su...Share on FacebookTweet about this on Twitter
Questa voce è stata pubblicata in Postille. Contrassegna il permalink.