Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Espropriazione ed acquisto della proprietà del bene da parte della P.A.

La realizzazione di un’opera pubblica su un fondo illegittimamente espropriato è in sé un mero fatto, non in grado di assurgere a titolo dell’acquisto, ed è come tale inidonea, da sé sola, a determinare il trasferimento della proprietà, in tal senso deponendo la costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale ha più volte affermato la non conformità alla Convenzione (in particolare, al Protocollo addizionale n. 1) dell’istituto della cosiddetta «espropriazione indiretta», censurando la possibilità di individuare sistemi di acquisizione diversi da quello consensuale del contratto e da quello autoritativo del procedimento espropriativo.

Ad avviso della Cassazione, non è pertanto più predicabile il principio secondo cui l’occupazione appropriativa per fini di pubblica utilità non seguita da espropriazione determina, comunque, l’acquisto della proprietà, in capo alla P.A., dell’area occupata per effetto della realizzazione dell’opera pubblica (e delle zone accessorie, in quanto componenti indispensabili per il completamento e la funzionalità dell’opera). Ciò è confermato dalla presenza, nel sistema del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327), di una norma, l’art. 42-bis, aggiunto dall’art. 34, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2011, n. 98, il quale, anche con riguardo ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore, disciplina le modalità attraverso le quali, a fronte di una utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di pubblico interesse, è possibile – con l’esercizio di un potere basato su una valutazione degli interessi in conflitto – pervenire ad una acquisizione, non retroattiva, della titolarità del bene al patrimonio indisponibile della P.A., sotto condizione sospensiva del pagamento, al soggetto che perde il diritto di proprietà, di un importo a titolo di indennizzo, nella misura superiore del dieci per cento rispetto al valore venale del bene.

(Cass. Civ., Sez. II, 14.01.2013 n. 705)

 

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