Studio legale Bisconti Merendino - Palermo

Cortili interni e distanze tra edifici

Le norme sulle dimensioni degli spazi interni non possono derogare a quelle sulle distanze tra edifici. Con la sentenza n. 22081 del il 25 ottobre 2011, la Corte di Cassazione ha confermato una condanna alla demolizione di un manufatto costruito a ridosso della proprietà del vicino approfittando del fatto che tra i due edifici vi era un cortile.

In quel caso il proprietario di un fondo conveniva un giudizio il proprietario del fondo confinante per sentirlo condannare alla demolizione della costruzione realizzata dal convenuto a distanza illegale dal confine.

Il convenuto resisteva sostenendo la legittimità della costruzione ai sensi dell’art. 7 n. 4 NTA. Il Tribunale rigettava la domanda che veniva però accolta in sede di gravame sulla base del fatto che l’immobile era stato edificato a distanza illegale dal confine laterale prescritto dall’art. 7 n. 5 NTA. Proponeva ricorso per cassazione il proprietario del fondo costruito a distanza illegale (sostenendo che la mancata applicazione dell’art. 43 REC che detta una disciplina specifica relativamente agli spazi interni chiusi e in particolare ai cortili, che deroga all’art. 7 n. 5 NTA del piano di fabbricazione, tenuto conto che fra l’immobile realizzato dal ricorrente e quello dell’attore esiste uno spazio interno costituente cortile: la costruzione di esso era rispettosa di quanto previsto da tali disposizioni; in relazione a una corte urbana non è prospettabile la distanza fra confine interno e confine laterale)”.

La Corte, rigettando il ricorso in quanto inammissibile, ha però avuto modo di spiegare, confermando l’orientamento giurisprudenziale in materia, che “le norme sulle distanze tra le costruzioni, integrative di quelle contenute nel codice civile, devono essere applicate indipendentemente dalla destinazione dello spazio intermedio che ne risulti e non trovano deroga con riguardo alle prescrizioni sulle dimensioni dei cortili le quali, siccome rivolte alla disciplina dei rapporti planovolumetrici tra le costruzioni e gli spazi liberi adiacenti prescindendo dall’appartenenza di essi ad un unico o a più proprietari, non costituiscono norme integrative di quelle codicistiche in materia di distanze tra costruzioni (che si riferiscono alle costruzioni su fondi finitimi) e, pertanto, non possono escludere l’applicazione delle norme specificatamente dirette alla disciplina di tali distanze”.

 

 

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